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LA SCRITTURA E' UN AEROPLANO.
L'avventura intellettuale di otto
grandi firme del giornalismo
italiano.
Come si scova una vocazione? Perché,
e in che modo, si diventa
giornalisti? Queste pagine
contengono otto risposte, otto
percorsi esemplari di formazione
intellettuale, otto
incontri-ritratti con autorevoli
protagonisti dell'«industria delle
coscienze», il pianeta
dell'informazione.
Non vengono adulati, non vengono
provocati. Vengono ascoltati e
studiati con attenzione. Questo
libro, che non si rivolge solo agli
aspiranti cronisti, ma anche al
semplice curioso contemporaneo,
racconta il romanzo della scrittura
come esperienza esistenziale.
Così Alberto Papuzzi sul n°8 de
l'Indice del 1997: «Otto firme del
giornalismo italiano raccontano la
propria carriera e riflettono sui
segreti del mestiere in questo libro
di Paolo Pagani, giornalista del
"Giorno", con prefazione di Enrico
Deaglio, direttore del "Diario" de
"l'Unità". Due donne, Lietta
Tornabuoni e Lucia Annunziata, e sei
uomini: Maurizio Chierici, Furio
Colombo, Ezio Mauro, Gianni Riotta,
Michele Serra, Tiziano Terzani. Dal
punto di vista dello status
professionale, due direttori
(Annunziata e Mauro), due inviati
speciali che hanno girato il mondo
(Chierici e Terzani), due
corrispondenti dagli Stati Uniti
(Colombo e Riotta), due opinionisti
con incursioni nel campo del costume
e dello spettacolo (Serra e
Tornabuoni).Che cosa accomuna vite
giornalistiche così diverse? I buoni
maestri: da Vittorio Gorresio a
Fortebraccio, da Rossana Rossanda a
Pintor, Ugo Stille e Gaetano
Scardocchia. Diverso invece il
contesto di formazione: il vecchio
Pci per Serra e Tornabuoni, l'Olivetti
d'oro per Colombo e Terzani, il
passaggio dalla provincia alla
capitale (Roma) per Annunziata e
Riotta. In più c'è l'attenzione alla
scrittura, come la forma attraverso
la quale la notizia prende corpo e
visibilità e il giornalista svolge
la sua funzione. Conta moltissimo la
scrittura nel nostro mestiere - dice
Mauro. Chi pensa il contrario
sbaglia. Un ragazzo che dicesse di
aver scelto il giornalismo per
scrivere avrebbe la mia
solidarietà».
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"...Forse Tiziano Terzani viene
quassù perché ha letto André Malraux,
che nel romanzo partigiano I noci
dell'Altenburg scrive: «La patria di
un uomo che può scegliere è là dove
arrivano le nubi più vaste». Orsigna
è la classica deriva, un Oriente
rovesciato, vicino, italiano.
Terzani ci arriva una volta l'anno.
Prima, quando lasciava la sua Turtle
House di Bangkok, la «casa della
tartaruga»; d'ora in poi, partendo
da New Delhi, India, dove vive e
scrive. Lontana dallo stupidario
delle redazioni, lontana dalle
salmerie vocianti di un giornalismo
ordinario e prevedibile, Orsigna è
un nido d'aquila sull'Appennino tra
Emilia e Toscana. La dice lunga,
questa casa, sul carattere, sul
"mood" così poco italiano di chi la
abita, ancorché saltuariamente. Nubi
veloci e fradice strofinano i
castagni d'inverno. Una luce chiara
e rigida, precisa, molto diversa
dall'alito dolciastro e pesante del
Tropico, fa scintillare i boschi
d'estate. Come in un affresco
maestoso."
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Paolo Pagani, laureato in filosofia
con Mario Dal Pra, è giornalista
professionista.
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