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LA FINE E' MIO INIZIO. UN PADRE
RACCONTA AL FIGLIO IL GRANDE VIAGGIO
DELLA VITA.
Marzo 2004: Tiziano Terzani, sapendo di essere
arrivato alla fine del suo percorso,
parla al figlio Folco di cos'è
stata la sua vita e di cos'è la
vita: "Se hai capito qualcosa la
vuoi lasciare lì in un pacchetto",
dice. Così racconta di tutta una
vita trascorsa a viaggiare per il
mondo alla ricerca della verità. E
cercando il senso delle tante cose
che ha fatto e delle tante persone
che è stato, delinea un affresco
delle grandi passioni del proprio
tempo. "Se mi chiedi alla fine cosa
lascio, lascio un libro che forse
potrà aiutare qualcuno a vedere il
mondo in modo migliore, a godere di
più della propria vita, a vederla in
un contesto più grande, come quello
che io sento così forte." La
presentazione del libro nel filmato
di Mario Zanot:
clicca qui.
La recensione di Giulia Mozzato:
clicca qui.
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Dal dialogo tra Tiziano Terzani e
il figlio Folco. Parlando del
"Potere".
Tiziano:
Adesso sono curioso. No, non sono
curioso, sono sereno, Folco. Sono
sereno. Non mi aspetto assolutamente
più niente.
Folco: Allora puoi finalmente
riposarti.
Tiziano: La puoi mettere così, se
vuoi.
Folco: Non devi più correre.
Tiziano: Questo è vero, perché un
po' ho sempre sentito che avevo
delle responsabilità. Quel senso del
dovere, poi, che avevo sempre
addosso, quel senso che, insomma,
era giusto fare certe cose o non
farle. Trovavo bello quello che ha
detto Martin (Woollacott, del "Guardian"
n.d.R.) l'altro giorno, che io avevo un
senso della moralità. Ma non ero
io... era che non c'era niente di
più importante nella mia vita, non
c'era niente di più grande, sai...
sono uno che non ha mai fatto
compromessi. Non ne ho avuto forse
un grande bisogno, ma avevo una
ripulsione per i compromessi e se
questa la vuoi chiamare moralità,
sì. Ho fatto questo mio mestiere
proprio come una missione religiosa,
se vuoi, non cedendo a trappole
facili. La più facile, te ne volevo
parlare da tempo, è il potere.
Facendo questo mestiere la
frequentazione del potere è
necessaria, indispensabile. Di ogni
tipo di potere: il potere assassino,
il potere giusto, il potere... il
Potere. Perché è quello che
determina le sorti del mondo e tu
che sei lì a descriverle devi andare
dal potere a chiedergli come stanno
le cose. Ecco, di nuovo senza che io
me lo sia detto una mattina facendo
un voto, senza che io ci sia
arrivato attraverso constatazioni
altrui, io ho sempre provato una
ripulsione per il potere. Forse, nel
fondo sono un anarchico, ma a me
vedere un presidente, un ministro,
un generale, tutti con la loro aria
tronfia, tutti con la loro pillola
da rivenderti, mi ha sempre fatto
ribrezzo. Il mio istinto è sempre
stato di starne lontano. Proprio
starne lontano, mentre oggi vedo
tanti giovani che godono, che
fioriscono all'idea di essere vicini
al Potere, di dare del "tu" al
Potere, di andarci a letto col
Potere, di andarci a cena col
Potere, per trarne lustro, gloria,
informazioni magari. Io questo non
lo ho mai fatto. Lo puoi chiamare
anche una forma di moralità.
(La sua voce si abbassa)
Perché il potere corrompe, il potere
ti fagocita, il potere ti tira
dentro di sé! Capisci? Se ti metti
accanto a un candidato alla
presidenza in una campagna
elettorale, se vai a cena con lui e
parli con lui diventi un suo
scagnozzo, no? Un suo operatore. Non
mi è mai piaciuto. Ho sempre avuto
questo senso di orgoglio che io al
potere gli stavo di faccia, lo
guardavo, e lo mandavo a fanculo.
Aprivo la porta, ci mettevo il
piede, entravo dentro, ma quando ero
nella sua stanza, invece di
compiacerlo controllavo che cosa non
andava, facevo le domande. Sono
stato uno dei giornalisti che alle
conferenze stampa del mondo era
proverbiale per fare sempre le
domande più provocatorie, quelle che
non vedi più fare oggi. Quelle che
non vedi rivolgere alla Condoleezza
Rice che l'altra sera diceva "Le
Nazioni Unite ora ci stanno bene a
mano". Bastava che uno si
riprendesse i giornali di due anni
fa "Un momento! Lei il 14 maggio,
alle cinque e quaranta alla CBS ha
detto «Le Nazioni Unite sono
irrilevanti, sono piene di assassini
e sono piene di dittatori». E ora
le Nazioni Unite sono il toccasana?
Ma ci piglia per il culo?!"
(Rido)
Questo è il giornalismo. I
giornalisti più orribili sono quelli
che stanno nel Pentagono, nel
ministero degli Esteri, sempre lì,
pronti a pigliare il caffè. Si
annuncia "Conferenza stampa!" e loro
accorrono. Arriva Bush o Rumsfeld
che dicono "Allora John, tu che vuoi
sapere?"
Ma che John?!
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