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IN ASIA.
Tiziano Terzani in Asia: una storia lunga una vita. Forte è il legame che quest'uomo ha deciso di stringere, fin dal 1965, con il più contraddittorio e misterioso dei continenti; un legame nato quasi per caso e, come succede ai grandi amori, rinsaldato non soltanto dalla passione, ma anche dalle difficoltà, dalle differenze, dai contrasti.
Ecco perché, leggendo questo libro, ci si ritrova ad ascoltare, ammaliati, due voci diverse eppure ugualmente intense: da un lato quella del grande giornalista che ha saputo raccontare come nessun altro gli eventi determinanti nella storia asiatica degli ultimi trent'anni, i grandi ideali che l'hanno formata e i protagonisti della sua metamorfosi; dall'altro quella dell'Oriente vero, non condizionato dagli stereotipi, non osservato dall'esterno, bensì vissuto nella sua quotidianità, nei piccoli espedienti che consentono alla gente comune di non soccombere, negli uomini e nelle donne che incarnano la sua natura più autentica.
Autobiografia, reportage, cronaca di costume, racconto
d'avventura. Una poderosa raccolta
di articoli che nell'arco di dieci
anni, da metà anni '80 a metà anni
'90, abbracciano la storia di un
continente.
Se è vero che nessun uomo è un'isola, è altrettanto vero che un uomo può essere un continente.
Terzani, insomma, è sì in Asia, ma anche
l'Asia è "dentro"
Terzani. Al lettore, dunque, il piacere di viaggiare in questi due mondi, di scoprirne le frontiere e l'affascinante complessità.
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"...Come tutte le dittature, quella birmana non ama i giornalisti e la copia dell'unico quotidiano stampato qui, che mi viene consegnata con la chiave della camera nello Strand Hotel, ha un editoriale che attacca "le false informazioni messe in giro da certi corrispondenti stranieri che, sotto mentite spoglie, s'infiltrano nel Paese e che il popolo birmano ha il dovere di scovare". Sono uno di quelli. Per ottenere un visto ho mentito sulla mia professione, per essere aggregato a un gruppo di turisti ho pagato una cifra esorbitante. Poi, una volta qui, con qualche dollaro in più, mi sono comprato un po' di libertà di movimento e, grazie all'aiuto di tanti normali birmani, tutt'altro che interessati a denunciarmi, ho cercato di gettare uno sguardo dietro la facciata di ordine e pulizia che la dittatura militare ha messo in piedi per turlupinare il
mondo."
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