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IL REPORTAGE NARRATIVO DI TIZIANO TERZANI
di Silvia Zangrandi
In esclusiva per il TizianoTerzani.com
27 marzo 2006
Viaggiare per conoscere, viaggiare per conquistare,
viaggiare per raccontare, viaggiare per sopravvivere, viaggiare
per raggiungere la grazia e avere meriti nell’aldilà, viaggiare
per spirito di avventura, viaggiare per essere testimoni di
eventi particolari o spettacolari. I reportage, per definizione,
sono fedeli alla loro natura geografico-documentaria, ma nei
casi meglio riusciti, quando cioè raggiungono livelli di alta
letterarietà, presentano anche aspetti sociali, antropologici,
epistemologici, morali e addirittura fantastici; in sintesi,
presuppongono uno sguardo aperto e critico sul mondo.
Tiziano Terzani, insieme ad altri grandi giornalisti che
l'Italia ha avuto e ha tuttora, è un autorevole rappresentante
del reportage narrativo: i suoi scritti, e in particolare il suo
Un indovino mi disse, dimostrano come i reportage meglio
riusciti possano riscattarsi dalla fama di opera di scarso
valore artistico e possano essere considerati invece prosa
letteraria artisticamente valida. Terzani, come del resto Ettore
Mo, Oriana Fallaci e altri ancora, non si limita a scrivere
articoli per i giornali, ma li convoglia poi in un libro dove
protagoniste sono le impressioni e le descrizioni del viaggio.
Accingendosi a raccogliere in volume gli articoli pubblicati su
quotidiano relativi al proprio viaggio, coloro che scrivono si
fanno saggisti e testimoni della società osservata e intavolano
un dialogo con i lettori i quali sono in grado di trovare in
quei volumi la sintesi dei temi più assillanti del proprio
tempo. Il reportage narrativo lancia una nuova figura di
giornalista che riesce a utilizzare le contaminazioni possibili
tra divulgazione, informazione e intrattenimento letterario. È
un genere che accetta dentro di sé la trasversalità dei temi e
dei discorsi: informazione e intrattenimento non stanno più
entro i rispettivi confini, ma si intrecciano, pur non avendo la
stessa rilevanza: l’informazione ovviamente sta a un livello
superiore poiché ha come scopo la promozione della conoscenza e
della consapevolezza del mondo, mentre l’intrattenimento
risponde alla richiesta di evasione.
Il giornalismo culturale di
Terzani si è posto tra i suoi doveri anche quello di aggiungere
alla leggerezza e alla superficialità dei resoconti radiofonici
o televisivi gli approfondimenti e le riflessioni che gli sono
propri. L’opera di Terzani può essere letta secondo le più
svariate modalità: generalmente però viene privilegiato
l’aspetto tematico – politica, pacifismo, ecologia – rischiando
a volte di dare dei suoi scritti una lettura faziosa e di parte,
orientando altrove il pensiero trasparente e schietto del
giornalista. La mia lettura, che è poi approdata nel volume da
me curato A servizio della realtà, pone al centro non tanto il
contenuto quanto le forme linguistiche predilette da Terzani e
dai migliori reporter italiani a noi contemporanei: l’analisi ha
mostrato che si è allentata la dipendenza dalla tradizione del
‘bello scrivere’ che in passato ha condizionato la scrittura
giornalistica, basti pensare alla terza pagina, prediligendo la
contaminazione, intesa come l’accoglienza di gerghi, la mimesi
del parlato, la tendenza alla linearità che è alla base del
rapporto comunicativo tra scrittore e lettore, una prosa secca e
asciutta molto aderente ai fatti, un linguaggio altamente
iconico che si apre a insospettate tracce di letterarietà.
La
scrittura di Terzani si caratterizza per l'impiego di prosa
fortemente ritmata, scandita da fitta punteggiatura in cui le
frasi sono allineate senza connettivi e poste sullo stesso
piano; quando però il giornalista non descrive ma argomenta, il
periodo si fa più complesso e si rendono necessari snodi e
congiunzioni. Se si esamina il lessico impiegato, sorprende
l’uso massiccio dell’aggettivazione nelle sue combinazioni più
ardite, vero elemento dinamico del linguaggio giornalistico che
si caratterizza per la ricchezza diafasica, cioè un sapiente
mescolamento di uso colto dell’italiano e di aperture
all’oralità, a volte di trivialismi e forestierismi, di
creatività e neutralità.
Le sollecitazioni proposte dal volume da me curato e adottato
per un corso all’interno della Laurea specialistica in
giornalismo, editoria e comunicazione multimediale
dell’Università IULM di Milano nel 2003-2004 hanno data vita a
un crescente interesse da parte degli studenti nei confronti
della figura di Terzani che si è poi tramutato da parte di
alcuni nella stesura di tesi di laurea riguardanti la sua opera.
Anche all’interno dei corsi di Lingua e cultura italiana che da
anni tengo alla Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
“Carlo Bo” di Milano la lettura di In Asia e di Un indovino mi
disse ha suscitato profonda attenzione da parte dei frequentanti
e testimonia che il messaggio di Tiziano Terzani raggiunge un
numero vastissimo di persone diverse tra loro per età,
ideologia, interessi.
(Silvia Zangrandi per il TizianoTerzani.com, Milano 27 Marzo 2006)

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