
RABARI: GLI ULTIMI NOMADI.
Il Kutch, un angolo sperduto dell'India Nord-Occidentale, chiuso da paludi che nella stagione secca si trasformano in sconfinate distese salmastre, e dai grandi deserti del Sindh e del Rajasthan. Lì vivono i Rabari, pastori nomadi dediti all'allevamento dei cammelli; allevatori non per libere scelte individuali, ma per un preciso disegno divino che prese corpo quando Shiva, il dio più riverito dell'affollatissimo pantheon hinduista, infuse simultaneamente lo spirito della vita al primo Rabari e al primo cammello unendone i destini per l'eternità.
Originariamente "nomadi" a pieno titolo, i Rabari conducono oggi un tipo di vita "seminomade".
Trascorrono nei villaggi i mesi estivi, nei quali si concentrano i grandi eventi rituali: in primo luogo i matrimoni, che celebrano la vitalità della specie e ne assicurano la continuità. A fine ottobre, passata la festività di Diwali, giunge il momento di riprendere i sentieri della transumanza. Spingendo avanti le greggi, le piccole carovane di cammelli attraversano tutta l'India centrale. Solo quando la primavera dell'anno seguente è già inoltrata e il nuovo monsone ha cominciato a risalire la costa occidentale dell'India, i Rabari iniziano a ripercorrere in senso inverso, in direzione del Kutch, il loro cammino.
Le immagini dei Rabari del Kutch ci fanno conoscere, nella semplicità delle attività quotidiane e nella eccezionalità delle grandi cerimonie, la vita - povera ma affascinante e nobilitata dalle tradizioni - di uno dei più importanti gruppi nomadi dell'India.