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Traduttrice: Stefania De Franco
Fonte: Internazionale n° 553
Data: 20-26 Agosto 2004

 


MORTE DI UN VIAGGIATORE.
Ironico, affascinante, appassionato, Tiziano Terzani era diventato una leggenda.
 
La sua vita è stata una romantica ricerca, sempre delusa, della perfezione. 

THE TIMES, GRAN BRETAGNA 
 

Pochi giornalisti diventano leggenda quando sono ancora in vita, e spesso non se lo meritano. Tiziano Terzani se l'era meritato. Scrittore brillante e appassionato, giornalista e viaggiatore, in Italia è stato più che una leggenda, una sorta di guru, forse il più famoso viaggiatore italiano del suo tempo. Ci ha lasciato Buonanotte, signor Lenin, un viaggio nell'impero sovietico durante il crollo del comunismo e Un indovino mi disse, un magnifico viaggio in Asia e nella sua coscienza, compiuto in automobile, in autobus, in bicicletta e a piedi : per tutto il 1993 Terzani non aveva mai volato, perché nel 1976 un indovino lo aveva avvertito che quell'anno sarebbe morto in un disastro aereo. Nell'estate del 1993 era in Cambogia quando un elicottero delle Nazioni Unite pieno di giornalisti si schiantò al suolo, ferendone gravemente alcuni. Terzani non era a bordo. Di recente, dopo aver saputo della malattia, era diventato più appassionatamente polemico, più diffidente verso ogni potere e più antiamericano. In Lettere contro la guerra aveva condannato con forza l'intervento occidentale in Afghanistan e in Iraq. Alla cerimonia civile per la sua morte centinaia di lettori hanno reso omaggio a quest'uomo straordinario e affascinante.

Vivere con stile. 
Terzani era nato a Firenze nel 1938 da una famiglia operaia. Aveva studiato alla prestigiosa Scuola Normale di Pisa, alla Leeds University e alla Columbia University, dove aveva imparato il cinese, la quinta lingua che parlava in modo fluente. Dopo un breve periodo di lavoro per la Olivetti, la giovane moglie Angela, figlia di un pittore tedesco che viveva a Firenze, lo aveva convinto a diventare giornalista. Guadagnarsi l'amore di Angela e alimentarlo, ha detto, è stato il suo più grande trionfo. In cerca di un lavoro in Asia, era riuscito a conquistare i direttori di Der Spiegel, che avevano scelto questo giovane italiano sconosciuto come corrispondente da Singapore. Nei decenni successivi Terzani era vissuto in Vietnam, Cambogia, Thailandia, Cina, Giappone e India, lavorando anche per il Corriere della Sera e la Repubblica e scrivendo molti libri.
Terzani aveva l'aria di un uomo di spettacolo, ma non era mai affettato. Aveva classe, vestiva quasi sempre di bianco, con ampi pantaloni e casacca in Asia - persino nelle zone di guerra - e abiti di buon taglio in occidente. Era alto, elegante e, fino alle cure per il cancro, magro. Non era avido ma amava vivere con stile. La sua casa al centro di Bangkok era un'autentica oasi, con alberi e uno stagno per la tartaruga. A Hong Kong viveva in un vecchio quartiere di case inglesi. Sapeva di essere raffinato e seducente e la cosa gli piaceva. La sua eloquenza era straordinaria, la sua passione contagiosa. Nel 1975 era rimasto a Saigon durante la caduta della città, poi aveva scritto GiaiPhong!. Uomo di sinistra, aveva creduto nella vittoria comunista: era rimasto sconvolto dalla crudeltà che il comunismo aveva portato in Vietnam e dall'olocausto compiuto dai Khmer rossi in Cambogia. I soggiorni in Cina e in Giappone lo avevano condotto a criticare entrambe le società: il libro La porta proibita documenta il suo disincanto dopo l'espulsione dalla Cina. Era anche disperato per l'occidente e per la sfrenata capacità del capitalismo di cambiare e distruggere le società, riducendo tutto a una massa omogenea. 
Terzani non aveva sempre ragione, e lo sapeva. Ma con l'eloquenza, il fascino e l'ironia disarmava i suoi critici. La sua vita è stata una costante e romantica ricerca - sempre delusa - della perfezione: negli ultimi anni, forse, si era avvicinato alla sua esistenza ideale grazie agli insegnamenti di Gandhi e al misticismo indiano. Il suo male era incurabile, e lui aveva deciso di usare il tempo a sua disposizione per progettare e compiere l'ultimo viaggio verso la morte. Ha vissuto senza acqua corrente ne elettricità in una capanna dell'Himalaya, dove Angela andava a trovarlo. Lì, ha detto, ha imparato a morire. Il suo ultimo libro, Un altro giro di giostra, che racconta la sua reazione al cancro, è stato un best seller in Italia. Negli ultimi mesi era tornato sulle colline di Firenze. Meditava e parlava con Angela, con il figlio Folco e la figlia Saskia. "Sto molto bene", ha detto. "È solo il mio corpo che marcisce, e io me lo lascerò alle spalle".

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