|
UNA NOTA PERSONALE.
di Raffaele Palumbo, direttore di
Controradio.
Ho avuto a lungo, come giornalista,
il mito di Tiziano Terzani.
Ma è rimasto a lungo un mito
distante e inarrivabile. Una grande
lezione da apprendere solo
attraverso i suoi libri. Il suo
continuo viaggiare, il suo risiedere
in Asia, il suo scrivere per un
settimanale tedesco - lo Spiegel -
il suo essere distante dal mezzo
televisivo, il suo rifuggire
occasioni di visibilità, rendevano
difficile la possibilità di
intervistarlo, di conoscerlo, di
frequentarlo.
Tiziano Terzani. Due parole che
rappresentavano per me il massimo
del giornalismo espresso
dall'Italia. Un'Italia tra l'altro
profondamente provinciale, tanto da
arrivare a valorizzare - e penso
soprattutto alle istituzioni - un
grande "ambasciatore" del
nostro paese nel mondo, solo dopo la
sua morte.
Se un giornalista americano avesse
visto e scritto "Giai Phong!"
- quel 30 aprile di trent'anni fa
che vide la liberazione di Saigon -
sono certo che saremmo stati
costretti alla visione di numerosi
film, sull'accaduto e sul
personaggio. Da noi invece niente.
Eppure, ho capito dopo, Tiziano era
- anche in Italia - un gigante per
tante persone che lo seguivano
attraverso i suoi libri o i suoi
interventi sul Corriere della Sera.
Tutte queste persone, questa
moltitudine, è venuta allo
scoperto, si è ritrovata, si è
trovata insieme e si è
riconosciuta. Una moltitudine
strana.
Non appartenenti ad un partito, di
un sesso o di un'età particolare, né
desiderosa di ritrovarsi perché
appartenente, o in cerca di un nuovo
guru o di una nuova religione. Ho
pensato per mesi a chi erano e sono
le tantissime persone che si
ritrovano in occasione delle
inziative su Terzani. Non ci sono
riuscito. Forse un po' ingenuamente
mi viene da pensare che abbiano solo
un denominatore comune: sono persone
buone.
Persone che si sono ritrovate grazie
a questa opportunità: la morte di
Tiziano. Una morte che è stata per
tante persone una vera e propria
"opportunità". Chi ha
letto "Un altro giro di
giostra" comprende al volo cosa
intendo dire.
Io stesso ad esempio, ho avuto dalla
malattia di Tiziano una quantità di
"opportunità" che non
riesco neanche ad elencare.
La prima: ripensare se stessi, il
proprio stare al mondo, il proprio
stare con gli altri. Poi la
possibilità di conoscerlo, di
frequentarlo, forse di diventare suo
amico. Poi, di conoscere amici nuovi
e straordinari che fanno oggi la mia
vita - e quella della mia compagna
di vita e di lavoro. Come la moglie
Angela o Folco, o come Ludovico,
Mario, Enzo. Persone che oggi sono
parte della mia vita.
Tutto cominciò per me con una
telefonata che non dimenticherò
mai. Era sera, ero in camera da
letto. Ero da poco tornato dalla
radio dopo una giornata estenuante.
Mi chiama Mara Amorevoli,
giornalista della Repubblica di
Firenze, e amica di Tiziano. Mi dice
che Mario Primicerio - l'ex sindaco
di Firenze, amico di Giorgio La Pira
- sta organizzando in Palazzo
Vecchio un ciclo di conferenze sulla
pace a cui prenderà parte Terzani,
e insomma Primicerio avrebbe piacere
che io intervistassi Terzani, così,
per far sapere ai giovani che c'è
questa cosa.
Fingo e dissimulo tranquillità e
padronanza della situazione. Prendo
il numero di telefono, fornisco
rassicurazioni sulla cosa, che si
farà, che non ci sono problemi.
Chiuso il telefono, non credo a me
stesso. Chiamo Tiziano, è il primo
di una serie di incontri e di
interviste e di doni
indimenticabili, che dureranno fino
a pochi mesi da quel 28 luglio 2004.
Interviste per la nostra radio,
appelli ai nostri ascoltatori ad
iscriversi all'associazione che ci
sostiene, interviste per il nostro
mensile Rosso Fiorentino, interviste
per la mia tesi di dottorato
[diventata poi un libro: "Prima
scrivere" edito da Mediascape,
N.d.R.], partecipazione a microfoni
aperti con Popolare Network,
partecipazione - l'ultima a quattro
mesi dalla sua scomparsa - a serate
per sostenere la nostra emittente.
Tiziano non mi ha mai detto no.
E mi sono reso conto da subito di
essere in una posizione di
privilegio. Proprio nel rapporto che
si andava costruendo. E' stata una
grande opportunità. Ma è stato
anche un modo per mettere insieme -
come questo sito internet
meritoriamente fa da tempo - quella
quantità incredibile e per tanti
versi anche inattesa di persone che
amavano i suoi libri, che amavano
sentirlo parlare, che apprendevano
dalle sue parole, semplicemente, le
parole
di uomo.
Titolammo il numero di Rosso
Fiorentino a lui dedicato - lo
scorso settembre - "E' morto un
uomo". E - credetemi - non
c'era nessun ammiccamento, gioco di
parola, né senso di sfida, nei
confronti della sua innominabile
concittadina (come la chiamava lui),
che di "Un uomo" fece il
suo libro più famoso.
Per chiarire il senso di quel
titolo, scrissi nell'editoriale di
quel numero che andò a ruba:
"Non è morto un personaggio,
uno scrittore, un viaggiatore o un
giornalista. Né è morto un guru o
un simbolo. È morto - mi piacerebbe
dire, semplicemente - un uomo. Un
uomo come ci piacerebbe di vederne -
in questi tempi cupi, grotteschi, di
regressione. Viene da spendere le
migliori parole di elogio, ma - per
favore - niente retorica. Tiziano
era un uomo con la lettera maiuscola
e non possiamo dimenticare, né
disperdere la grande lezione che ci
ha lasciato, di giornalista, di
narratore e - appunto - di uomo.
Uomo libero: la libertà inizia dove
finisce la possibilità di
scegliere, amava ripetere, citando
un amico indiano e facendo una
riflessione in completa
controtendenza. Così come -
splendidamente - in controtendenza
è il suo grande testamento, ovvero
il suo ultimo (ultimo) libro, Un
altro giro di giostra. Una ricerca
laica (laica!) di una strada, di una
via d'uscita e di comprensione.
Senza pregiudizi né ingenuità.
Senza seguire mode né offendere
nessuno. Il perfetto equilibrio tra
coinvolgimento e distacco, tra
laicità pura e ricerca spasmodica
di un mondo altro e della
comprensione di tutto quanto abbiamo
già liquidato come inutile (non
utile nell'immediato, nella
produzione, per la materia)".
Tutto ciò - e l'apprezzamento di
tutto ciò da parte di un numero
considerevole di persone - esiste.
Esiste e basta, anche se non lo ha
detto la televisione. Anche se non
ha visibilità nei talk show e non
fa parte del linguaggio dei politici
e della politica più in generale.
Anche se non è trend, non è di
moda e le pubblicità ci ricordano -
come un martello ricorda
all'incudine la sua scomoda
posizione - che le cose stanno in
tutt'altro modo. Anche se tutto
quanto il resto, c'è un mondo di
valori, di riflessioni, un approccio
ai sentimenti e insieme alla
razionalità che c'è, esiste e
cammina tutti i giorni sulle gambe
di milioni di uomini e di donne.
Abbiamo faticato a capire questo
fino in fondo. Folco Terzani venne a
trovarmi alla radio qualche tempo -
poco tempo - dopo la scomparsa del
padre. Mi chiese con sincero stupore
e curiosità di spiegargli del perché
di tanto successo del libro, delle
iniziative che riguardavano il
padre, del rinnovato interesse delle
istituzioni, delle librerie, ecc.
ecc. Cercai con lui una risposta.
Oggi la vedo con maggiore chiarezza,
ed è quanto ho cercato di esprimere fin ora. Altra
grande lezione: dobbiamo smettere di
stupirci del fatto che la
televisione - o la comunicazione
mainstream - non è tutto, per la
miseria.
Lo scopriamo ancora in questi
giorni, quando dopo tanti sforzi
siamo riusciti a produrre un cd con
le cose più belle che Tiziano ha
fatto con noi alla radio. Va a ruba,
è un successo enorme. Lo abbiamo
voluto regalare a tutti coloro che
annualmente decidono di sostenere -
finanziandola di tasca propria - la
nostra emittente. Oggi però capiamo
un po' di più del perché tante
persone inseguono libri, cd,
iniziative che riguardano Tiziano.
Finalmente possono nutrirsi e
insieme fare comunità, grazie ad
una fonte saggia, sana e niente
affatto comune.
Ecco perché quando il nostro
caporedattore mi avvisò della morte
di Tiziano, per prima cosa - ed è
una sensazione che non mi ha
abbandonato mai - provai
profondamente rabbia.
Ero su di una spiaggia, in Calabria.
E fui avvertito, a freddo, senza
preavviso. La nota diffusa poi da
Angela era un biglietto da visita:
"Il 28 luglio, nella valle di
Orsigna è serenamente scomparso o,
come preferiva dire lui, ha lasciato
il suo corpo, Tiziano Terzani. La
cerimonia di addio si terrà nella
Sala d'Armi di Palazzo Vecchio a
Firenze, venerdì 30 luglio, alle
ore 17.30".
Piansi a lungo. Cercai a fatica di
trattenere le lacrime mentre
scrivevo il pezzo per il gr delle
13.30. Non riuscii a trattenerle
mentre registravo al telefono le
ultime righe. Non riuscii a
trattenerle la mattina dopo, quando
dedicammo l'intera programmazione
della radio a Tiziano. Non riesco a
farlo
adesso, mentre scrivo queste righe.
A causa di un misto di dolore, di
senso di mancanza, di profonda
rabbia.
La rabbia che si prova quando una
cosa bella finisce troppo presto.
Trovi la donna della tua vita e poi
scopri che deve partire per
l'America. Ma come, mi dicevo,
proprio ora!
Sì, proprio ora. E' questa la più
grande lezione che ho ricevuto sulla
vita: una lezione sulla morte.
Una morte che Tiziano non ha
rifuggito, non ha rimosso, ha anzi
accettato, ha addirittura provato a
capire e infine a spiegare, a noi
tutti, per far sì che si possa
vivere meglio.
|