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Autore: Raffaele Palumbo
Data: 15 Aprile 2005
Risorse/1: libro di Palumbo
Risorse/2: sito di Controradio


UNA NOTA PERSONALE.
di Raffaele Palumbo, direttore di Controradio.


Ho avuto a lungo, come giornalista, il mito di Tiziano Terzani.
Ma è rimasto a lungo un mito distante e inarrivabile. Una grande lezione da apprendere solo attraverso i suoi libri. Il suo continuo viaggiare, il suo risiedere in Asia, il suo scrivere per un settimanale tedesco - lo Spiegel - il suo essere distante dal mezzo televisivo, il suo rifuggire occasioni di visibilità, rendevano difficile la possibilità di intervistarlo, di conoscerlo, di frequentarlo. 

Tiziano Terzani. Due parole che rappresentavano per me il massimo del giornalismo espresso dall'Italia. Un'Italia tra l'altro profondamente provinciale, tanto da arrivare a valorizzare - e penso soprattutto alle istituzioni - un grande "ambasciatore" del nostro paese nel mondo, solo dopo la sua morte.
Se un giornalista americano avesse visto e scritto "Giai Phong!" - quel 30 aprile di trent'anni fa che vide la liberazione di Saigon - sono certo che saremmo stati costretti alla visione di numerosi film, sull'accaduto e sul personaggio. Da noi invece niente. Eppure, ho capito dopo, Tiziano era - anche in Italia - un gigante per tante persone che lo seguivano attraverso i suoi libri o i suoi interventi sul Corriere della Sera. Tutte queste persone, questa moltitudine, è venuta allo scoperto, si è ritrovata, si è trovata insieme e si è riconosciuta. Una moltitudine strana.
Non appartenenti ad un partito, di un sesso o di un'età particolare, né desiderosa di ritrovarsi perché appartenente, o in cerca di un nuovo guru o di una nuova religione. Ho pensato per mesi a chi erano e sono le tantissime persone che si ritrovano in occasione delle inziative su Terzani. Non ci sono riuscito. Forse un po' ingenuamente mi viene da pensare che abbiano solo un denominatore comune: sono persone buone.
Persone che si sono ritrovate grazie a questa opportunità: la morte di Tiziano. Una morte che è stata per tante persone una vera e propria "opportunità". Chi ha letto "Un altro giro di giostra" comprende al volo cosa intendo dire.  
Io stesso ad esempio, ho avuto dalla malattia di Tiziano una quantità di "opportunità" che non riesco neanche ad elencare. 
La prima: ripensare se stessi, il proprio stare al mondo, il proprio stare con gli altri. Poi la possibilità di conoscerlo, di frequentarlo, forse di diventare suo amico. Poi, di conoscere amici nuovi e straordinari che fanno oggi la mia vita - e quella della mia compagna di vita e di lavoro. Come la moglie Angela o Folco, o come Ludovico, Mario, Enzo. Persone che oggi sono parte della mia vita.

Tutto cominciò per me con una telefonata che non dimenticherò mai. Era sera, ero in camera da letto. Ero da poco tornato dalla radio dopo una giornata estenuante. Mi chiama Mara Amorevoli, giornalista della Repubblica di Firenze, e amica di Tiziano. Mi dice che Mario Primicerio - l'ex sindaco di Firenze, amico di Giorgio La Pira - sta organizzando in Palazzo Vecchio un ciclo di conferenze sulla pace a cui prenderà parte Terzani, e insomma Primicerio avrebbe piacere che io intervistassi Terzani, così, per far sapere ai giovani che c'è questa cosa. 
Fingo e dissimulo tranquillità e padronanza della situazione. Prendo il numero di telefono, fornisco rassicurazioni sulla cosa, che si farà, che non ci sono problemi. Chiuso il telefono, non credo a me stesso. Chiamo Tiziano, è il primo di una serie di incontri e di interviste e di doni indimenticabili, che dureranno fino a pochi mesi da quel 28 luglio 2004.  
Interviste per la nostra radio, appelli ai nostri ascoltatori ad iscriversi all'associazione che ci sostiene, interviste per il nostro mensile Rosso Fiorentino, interviste per la mia tesi di dottorato [diventata poi un libro: "Prima scrivere" edito da Mediascape, N.d.R.], partecipazione a microfoni aperti con Popolare Network, partecipazione - l'ultima a quattro mesi dalla sua scomparsa - a serate per sostenere la nostra emittente. Tiziano non mi ha mai detto no.
E mi sono reso conto da subito di essere in una posizione di privilegio. Proprio nel rapporto che si andava costruendo. E' stata una grande opportunità. Ma è stato anche un modo per mettere insieme - come questo sito internet meritoriamente fa da tempo - quella quantità incredibile e per tanti versi anche inattesa di persone che amavano i suoi libri, che amavano sentirlo parlare, che apprendevano dalle sue parole, semplicemente, le parole di uomo. 

Titolammo il numero di Rosso Fiorentino a lui dedicato - lo scorso settembre - "E' morto un uomo". E - credetemi - non c'era nessun ammiccamento, gioco di parola, né senso di sfida, nei confronti della sua innominabile concittadina (come la chiamava lui), che di "Un uomo" fece il suo libro più famoso. 
Per chiarire il senso di quel titolo, scrissi nell'editoriale di quel numero che andò a ruba: "Non è morto un personaggio, uno scrittore, un viaggiatore o un giornalista. Né è morto un guru o un simbolo. È morto - mi piacerebbe dire, semplicemente - un uomo. Un uomo come ci piacerebbe di vederne - in questi tempi cupi, grotteschi, di regressione. Viene da spendere le migliori parole di elogio, ma - per favore - niente retorica. Tiziano era un uomo con la lettera maiuscola e non possiamo dimenticare, né disperdere la grande lezione che ci ha lasciato, di giornalista, di narratore e - appunto - di uomo. Uomo libero: la libertà inizia dove finisce la possibilità di scegliere, amava ripetere, citando un amico indiano e facendo una riflessione in completa controtendenza. Così come - splendidamente - in controtendenza è il suo grande testamento, ovvero il suo ultimo (ultimo) libro, Un altro giro di giostra. Una ricerca laica (laica!) di una strada, di una via d'uscita e di comprensione. Senza pregiudizi né ingenuità. Senza seguire mode né offendere nessuno. Il perfetto equilibrio tra coinvolgimento e distacco, tra laicità pura e ricerca spasmodica di un mondo altro e della comprensione di tutto quanto abbiamo già liquidato come inutile (non utile nell'immediato, nella produzione, per la materia)". 
Tutto ciò - e l'apprezzamento di tutto ciò da parte di un numero considerevole di persone - esiste. Esiste e basta, anche se non lo ha detto la televisione. Anche se non ha visibilità nei talk show e non fa parte del linguaggio dei politici e della politica più in generale. Anche se non è trend, non è di moda e le pubblicità ci ricordano - come un martello ricorda all'incudine la sua scomoda posizione - che le cose stanno in tutt'altro modo. Anche se tutto quanto il resto, c'è un mondo di valori, di riflessioni, un approccio ai sentimenti e insieme alla razionalità che c'è, esiste e cammina tutti i giorni sulle gambe di milioni di uomini e di donne.

Abbiamo faticato a capire questo fino in fondo. Folco Terzani venne a trovarmi alla radio qualche tempo - poco tempo - dopo la scomparsa del padre. Mi chiese con sincero stupore e curiosità di spiegargli del perché di tanto successo del libro, delle iniziative che riguardavano il padre, del rinnovato interesse delle istituzioni, delle librerie, ecc. ecc. Cercai con lui una risposta. Oggi la vedo con maggiore chiarezza, ed è quanto ho cercato di esprimere fin ora. Altra grande lezione: dobbiamo smettere di stupirci del fatto che la televisione - o la comunicazione mainstream - non è tutto, per la miseria. 
Lo scopriamo ancora in questi giorni, quando dopo tanti sforzi siamo riusciti a produrre un cd con le cose più belle che Tiziano ha fatto con noi alla radio. Va a ruba, è un successo enorme. Lo abbiamo voluto regalare a tutti coloro che annualmente decidono di sostenere - finanziandola di tasca propria - la nostra emittente. Oggi però capiamo un po' di più del perché tante persone inseguono libri, cd, iniziative che riguardano Tiziano. Finalmente possono nutrirsi e insieme fare comunità, grazie ad una fonte saggia, sana e niente affatto comune.

Ecco perché quando il nostro caporedattore mi avvisò della morte di Tiziano, per prima cosa - ed è una sensazione che non mi ha abbandonato mai - provai profondamente rabbia.
Ero su di una spiaggia, in Calabria. E fui avvertito, a freddo, senza preavviso. La nota diffusa poi da Angela era un biglietto da visita: "Il 28 luglio, nella valle di Orsigna è serenamente scomparso o, come preferiva dire lui, ha lasciato il suo corpo, Tiziano Terzani. La cerimonia di addio si terrà nella Sala d'Armi di Palazzo Vecchio a Firenze, venerdì 30 luglio, alle ore 17.30".
Piansi a lungo. Cercai a fatica di trattenere le lacrime mentre scrivevo il pezzo per il gr delle 13.30. Non riuscii a trattenerle mentre registravo al telefono le ultime righe. Non riuscii a trattenerle la mattina dopo, quando dedicammo l'intera programmazione della radio a Tiziano. Non riesco a farlo
adesso, mentre scrivo queste righe. A causa di un misto di dolore, di senso di mancanza, di profonda rabbia. 
La rabbia che si prova quando una cosa bella finisce troppo presto. Trovi la donna della tua vita e poi scopri che deve partire per l'America. Ma come, mi dicevo, proprio ora!
Sì, proprio ora. E' questa la più grande lezione che ho ricevuto sulla vita: una lezione sulla morte.
Una morte che Tiziano non ha rifuggito, non ha rimosso, ha anzi accettato, ha addirittura provato a capire e infine a spiegare, a noi tutti, per far sì che si possa vivere meglio.

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